Martedì 19 maggio 2026
San Miniato, Toscana centrale
17/19 gradi variabile con possibilità di pioggia e vento da ovest
Mancano cinque giorni alla partenza, il cielo minaccia ancora pioggia e sono qui per la consueta pausa pranzo.
Mi guardo intorno. Nonostante il cielo grigio trovo tutto questo bellissimo.
Sto pensando a cosa mi porterò in Sardegna… A quali libri, quali amuleti a cosa mi servirà per sentire meno la nostalgia di questo luogo…
Mi capita sempre più di frequente di immaginare il giorno che deciderò di ritirarmi definitivamente qui.
Tutti mi dicono che sono pazzo al solo pensiero.
Che mi ammazzerò dalla noia, dalla fatica e non saprò resistere lontano dal mio lavoro, dalla mia routine quotidiana neanche una settimana…
Forse è vero o forse no.
Intanto però…
Mi immagino a produrre quello che metterò in tavola, ad accudire alle galline (il giorno che prenderò questa decisione sarà la prima cosa che farò: mettere in piedi un piccolo pollaio con due/tre ovaiole), ad avere il tempo per scrivere, a non dover rincorrere il tempo, ad oziare guardando fuori dalla finestra.
Al non dover seguire un’etichetta che oramai mi calza troppo stretta, a mangiare quando avrò fame, bere quando avrò sete e dormire quando ne sentirò la necessità.
Lo so sono un sognatore. Lo sono sempre stato.
Un sognatore e un fuggitivo.
Fin da ragazzo mi sono sempre considerato tale…
Se guardo al passato, in tutte le scelte che ho fatto c’è sempre stata una idea di fuga.
Non tanto nel senso esplicito del termine ma nel scegliere sempre qualcosa di diverso. Fuori dagli schemi.
Dalla scelta della scuola (“arti grafiche” allora un alternativa per i più “strana” alle varie opzioni definite “più classiche”) alla prima macchina (un vecchio Ford Transit trasformato in Van).
Dalle prime esperienze lavorative (dopo un alternanza con la scuola al seguito di un mercante d’arte, la partenza come animatore nei villaggi turistici) alla prima convivenza (che mi ha portato via da Milano a favore della campagna romana) fino ad intraprendere il lavoro che ancora oggi porto avanti: mercante d’arte, gallerista, curatore. Decidete voi con quale etichetta disegnarmi.
Oggi alla soglia dei 62 anni finiti ho ancora voglia di “fuggire”.
Per carità non rinnego niente e confesso che ci sono ancora molti aspetti di quello che faccio che mi appagano e mi appassionano. Ma sono stanco.
Mi piacerebbe essere più leggero. Non sentire il peso di tutto e la responsabilità del benessere e della vita di tutti quelli che mi circondano…
Se mai ci sarà, sono consapevole che sarà una scelta coraggiosa, dove le rinunce potrebbero essere molteplici e forse motivo di ripensamenti ma, se mi vedo proiettato nel futuro, mi immagino qua, in questo mio micro mondo…
Mentre faccio e scrivo queste riflessioni è tornato il sole… Ed è arrivato il tempo di tornare al lavoro.
Di chiudere dentro questa Casetta questi pensieri e andare avanti…
Grazie. Come sempre grazie per dedicare un po’ del vostro tempo alle mie fantasie.
Alla prossima
Pacha Mama

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